Il lato biologico della malattia di Parkinson
Parkinson dal punto di vista della medicina biologica
Introduzione
Spesso i medici dicono ai pazienti che la loro malattia cronica è incurabile e che dovranno assumere farmaci per il resto della loro vita. Ma è davvero questa l'unica soluzione? Spesso vale la pena di chiedere un secondo parere. Soprattutto nel caso di malattie neurodegenerative come il Parkinson, c'è la possibilità di scoprire nuove strade, in grado di preservare la speranza e la qualità della vita. Esploriamo insieme cos'altro è possibile.
Sindrome di Parkinson idiopatica
Circa il 75% dei pazienti affetti da Parkinson, la causa è sconosciuta e viene definita sindrome di Parkinson idiopatica. Questa condizione coinvolge un'aggregazione proteica in cui le proteine si depositano nelle cellule nervose, provocandone la morte prematura. Tuttavia, le cause esatte non sono ancora del tutto chiare. Solo un quarto delle persone colpite ha una causa nota: alcuni presentano una predisposizione genetica, spesso prima dei 40 anni, mentre altri (sindrome di Parkinson sintomatica) sono influenzati da fattori ambientali come tossine, farmaci o disturbi circolatori.
Le forme atipiche di Parkinson, come la paralisi sopranucleare progressiva o l'atrofia multisistemica, sono rare e sono causate da altre malattie neurodegenerative. In queste condizioni, il cervello produce un numero insufficiente di neurotrasmettitori, come la dopamina.
Sebbene il Parkinson si manifesti molto meno frequentemente in età giovane, tra il 5% e il 10% di tutte le persone affette da questa malattia ha meno di 40 anni. Questa forma è nota come malattia di Parkinson “a esordio precoce”.
La carenza di dopamina non è l'unico problema
La tirosina, un importante aminoacido, serve come materiale di partenza per la dopamina e si trova principalmente nei prodotti caseari, nella carne, nei piselli, nei fagioli di soia e nelle lenticchie. Gli studi dimostrano che una dieta equilibrata può prevenire il Parkinson e rallentare la progressione della malattia. I pazienti affetti da Parkinson spesso soffrono di problemi intestinali come la stitichezza anche prima della comparsa dei sintomi tipici. Si raccomanda una dieta mediterranea con verdure fresche, frutta, fibre, oli naturali, acidi grassi insaturi, pesce e legumi.
La mancanza di dopamina nel cervello provoca uno squilibrio che causa disturbi del movimento, come lentezza e tremori. Si verificano anche problemi non motori, come disturbi digestivi, perdita dell'olfatto, problemi di sonno, sbalzi d'umore e problemi di memoria.

La dopamina, che viene somministrata esternamente in compresse o iniezioni, non raggiunge direttamente il cervello, motivo per cui non avrebbe alcun effetto; ai pazienti viene quindi somministrato il precursore L-dopa (levodopa), che viene convertito in dopamina nell'organismo.
Favorire la produzione di dopamina con la dieta
La tirosina, un importante aminoacido, serve come materiale di partenza per la dopamina e si trova principalmente nei prodotti caseari, nella carne, nei piselli, nei fagioli di soia e nelle lenticchie. Gli studi dimostrano che una dieta equilibrata può prevenire il Parkinson e rallentare la progressione della malattia. I pazienti affetti da Parkinson spesso soffrono di problemi intestinali come la stitichezza anche prima della comparsa dei sintomi tipici. Si raccomanda una dieta mediterranea con verdure fresche, frutta, fibre, oli naturali, acidi grassi insaturi, pesce e legumi.
Gli alimenti ricchi di polifenoli, come gli oli buoni, i frutti rossi scuri e il tè verde, sembrano avere un effetto protettivo sui nervi. I pazienti affetti da Parkinson dovrebbero evitare i cibi pronti, gli acidi grassi saturi e l'eccesso di zucchero. Il digiuno o le pause alimentari più lunghe possono alleviare i sintomi. Esistono anche studi positivi sull'influenza delle vitamine.

Quali vitamine agiscono in che modo?
Vitamina D
Studi scientifici dimostrano che: L'assunzione di vitamina D (1000 UI al giorno) può ridurre significativamente il rischio di fratture ossee: una vera svolta, soprattutto per i pazienti affetti da Parkinson. Infatti, una carenza di vitamina D non solo aumenta il rischio di cadute, ma porta anche a lesioni più gravi. In caso di osteoporosi, si raccomanda anche l'assunzione di calcio, idealmente in combinazione con la vitamina K2, per sostenere in modo ottimale il metabolismo osseo. Ma attenzione: l'assunzione deve essere sempre controllata da un medico, perché un sovradosaggio può causare gravi danni ai reni. Un semplice accorgimento che può ridurre significativamente il rischio.
Vitamine del gruppo B
I pazienti affetti da Parkinson possono presentare una carenza di vitamine del gruppo B, come la B12, la B6 e l'acido folico; sempre più spesso viene riconosciuta anche una carenza di niacina. Ma attenzione: l'assunzione incontrollata di integratori di vitamine B, soprattutto in dosi elevate, può essere pericolosa. In particolare, un eccesso di vitamina B6 può compromettere l'effetto della L-DOPA, il che è particolarmente problematico con i preparati sintetici. Le vitamine naturali provenienti dagli alimenti, invece, sono più sicure.
Prima di iniziare l'integrazione, un esame del sangue dovrebbe sicuramente fare chiarezza. In caso di carenza, si può procedere a un trattamento mirato con iniezioni e integratori alimentari. Per le carenze lievi, una dieta a base di legumi, noci, erbe e spezie aiuta a ripristinare l'equilibrio.

Vitamina A, C ed E
In questo caso, la cucina mediterranea è una medicina! Gli integratori alimentari contenenti queste vitamine non hanno dimostrato negli studi un effetto neuroprotettivo. Una dieta sana e ricca di questi antiossidanti può ritardare lo sviluppo e la progressione della malattia.
Sostanze vegetali secondarie
Sapevate che alcune verdure come pomodori, patate, melanzane, peperoncini e peperoni contengono una nicotina naturale? Alcuni studi suggeriscono che le persone che consumano regolarmente questi alimenti abbiano un rischio minore di sviluppare il Parkinson, indipendentemente dal loro comportamento da fumatori. I pomodori sono noti non solo per la vitamina C, ma anche per il licopene, che negli studi sugli animali protegge le cellule nervose dallo stress ossidativo. Le verdure crocifere come broccoli, cavoli e rafano forniscono glicosidi dell’olio di senape, con effetti antiossidanti e sapore aggiunto. I frutti rossi e le verdure colorate, come barbabietole, ciliegie e uva, sono ricchi di antociani, che possono favorire la funzione cerebrale inibendo gli enzimi coinvolti nel morbo di Parkinson. Carote, patate dolci e prezzemolo contengono carotene, che in alcuni studi ha mostrato proprietà neuroprotettive. Sebbene questi alimenti naturali siano promettenti, sono ancora necessarie ulteriori prove cliniche sui pazienti affetti da Parkinson.
Ferro, rame e zinco
La situazione si fa interessante quando si analizzano i livelli di minerali nei pazienti affetti da Parkinson: Gli studi dimostrano che le persone colpite hanno spesso livelli significativamente più bassi di ferro, rame e zinco, a differenza delle persone sane. I livelli di selenio, invece, rimangono solitamente stabili. Nel caso di carenza di ferro, soprattutto a livelli inferiori a 50 μg/l, gli integratori alimentari sono stati a lungo sperimentati: Possono fare miracoli per la carenza di ferro e la sindrome delle gambe senza riposo. Anche lo zinco è importante, poiché una sua carenza può ritardare la guarigione delle ferite, un problema comune nel Parkinson. Tuttavia, se un apporto generale di questi minerali possa migliorare la malattia stessa o la sua prognosi non è stato ancora chiaramente studiato.
Una storia di speranza e guarigione: Manfred Poggel mostra cosa è possibile fare
Manfred Poggel è un esempio vivente del fatto che anche una malattia come il Parkinson, considerata incurabile secondo la medicina convenzionale, può essere curata. I medici prevedevano per lui un destino terribile: tremori progressivi, insufficienza muscolare e infine una morte agonizzante per distress respiratorio. Ma Poggel ha rifiutato di essere sconfitto. Al contrario, ha intrapreso un percorso olistico: Ha cambiato la sua dieta, ha adottato uno stile di vita alcalino, si è fatto rimuovere i metalli pesanti e le tossine e ha provato un'ampia gamma di terapie alternative. Il suo coraggio e la sua determinazione hanno dato i loro frutti: è stato in grado di arrestare e persino invertire la progressione della sua malattia. Oggi dimostra che la moderna medicina biologica e olistica offre enormi opportunità per superare il morbo di Parkinson. Con esami personalizzati che vanno ben oltre gli standard classici, è possibile individuare le cause e le carenze esatte di ciascun paziente. Un trattamento mirato e olistico che combina vari metodi può trasformare una malattia apparentemente insormontabile in un ricordo di una fase difficile della vita. Manfred Poggel è un faro di speranza per tutte le persone colpite. La sua storia lo dimostra: Guarire è possibile! Ha scritto un libro su ciò che lo ha aiutato e ne parla regolarmente alla Swiss Mountain Clinic.
FAQ's
Quale dieta aiuta a contrastare il Parkinson?
Per ritardare la progressione della malattia si raccomanda una dieta mediterranea con verdure fresche, frutta, fibre, oli naturali, acidi grassi insaturi, pesce e legumi.
Come viene trattato il Parkinson in clinica?
Non esiste un trattamento generalizzato per la malattia di Parkinson. Il trattamento è quindi individualizzato e dipende dalle esigenze specifiche del paziente.
Come posso fissare un appuntament alla Swiss Mountain Clinic?
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